Uno di quei libri inaspettatamente felici che fanno storia a se, è diventato già un piccolo classico. In perfetto equilibrio fra la ricostruzione oggettiva e la trasposizione fantastica, e la smaliziata "recherche" del tempo fra le due guerre sul palcoscenico minimo di un paese lombardo assunto dall'autore a luogo immaginario, ad angolo prediletto della memoria e della favola. Chiara compone il suo racconto, anzi i racconti (alcuni episodi appaiono per la prima volta) intrecciati intorno ad un unico tema - l'esistenza provinciale con le sue colorite manie, il gioco le donne gli ozi gli amori, e in fondo il rimpianto, fra deluso e divertito, delle occasioni perdute - l'humour istintivo che è ora prepotente allegria ora contenuta amarezza, e insieme con la misura, il segno icastico del prestigioso narratore di storia. Dietro allo stregonesco incantesimo delle carte che per intere nottate incatena al tavolo verde i giocatori luinesi, dietro alle loro imprese, come in una fèrie si muove una galleria di personaggi di minore destino, brulicanti e vivi, sullo sfondo di un preciso paesaggio storico, oltre che naturale, solo in apparenza assopito: quello stesso in cui poi Chiara ha ambientato la "commedia" grottesca de La spartizione.
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mercoledì 20 marzo 2013
VEDRO' SINGAPORE - di PIERO Chiara
"Vedrò Singapore?" apre e insieme chiude la carriera di
romanziere di Piero Chiara: primo progetto narrativo di ampio respiro abbozzato
fin dagli anni Cinquanta, fu infatti anche l'ultimo romanzo pubblicato, nel
1981. La domanda del titolo è quella che si pone il protagonista al momento di
imbarcarsi per l'Estremo Oriente, al termine di una tormentata e picaresca
vicenda che copre per intero il "memorabile" anno iniziato il 23 novembre 1932.
Personaggio principale e narratore è un impiegato di basso livello, trasferito
da una sede all'altra per le pressioni di un Alto Commissario Speciale, che lo
perseguita a causa della sua passione per il gioco e per le donne. Lo sfondo del
racconto sono cittadine friulane e istriane come Aidussina e soprattutto
Cividale, paradigma della provincia italiana, i cui bizzarri abitanti assistono
come il coro di una tragedia antica ai molteplici e grotteschi colpi di scena,
alle peripezie romantiche e agli episodi comici che costellano la parabola del
"travet". Introduzione di Mauro Novelli.
http://giotto.ibs.it/cop/copj170.asp?f=9788804627951
Vedrò Singapore? "Vedrò Singapore?" apre e insieme chiude la carriera di
romanziere di Piero Chiara: primo progetto narrativo di ampio respiro abbozzato
fin dagli anni Cinquanta, fu infatti anche l'ultimo romanzo pubblicato, nel
1981. La domanda del titolo è quella che si pone il protagonista al momento di
imbarcarsi per l'Estremo Oriente, al termine di una tormentata e picaresca
vicenda che copre per intero il "memorabile" anno iniziato il 23 novembre 1932.
Personaggio principale e narratore è un impiegato di basso livello, trasferito
da una sede all'altra per le pressioni di un Alto Commissario Speciale, che lo
perseguita a causa della sua passione per il gioco e per le donne. Lo sfondo del
racconto sono cittadine friulane e istriane come Aidussina e soprattutto
Cividale, paradigma della provincia italiana, i cui bizzarri abitanti assistono
come il coro di una tragedia antica ai molteplici e grotteschi colpi di scena,
alle peripezie romantiche e agli episodi comici che costellano la parabola del
"travet". Introduzione di Mauro Novelli. 7,50 new EUR in_stock
giovedì 27 gennaio 2011
LA STANZA DEL VESCOVO - di CHIARA Piero
E' considerato il capolavoro di Chiara. Dal libro è stato tratto l'omonimo film di Dino Risi con le indimenticabili recitazioni di Tognazzi e la Muti.
Per la descrizione del libro Vi rimandiamo a GRANDI NARRATORI DEL 900, pubblicato su www.italica.rai.it
Per il film vi segnaliamo che su youtube.com potrete trovare alcuni spezzoni
pubblicato da Taelot dal film di Dino RISI "La stanza del vescovo"
La splendida Ornella Muti nella Stanza del vescovo
Pubblicato in data 09/giu/2012 da Brian O'Blivion
Ottimo sarebbe rivedere il film per poter ammirare le splendide immagini del lago Maggiore.
IL CAPPOTTO DI ASTRAKAN - di CHIARA Piero
Ambientato nella Parigi dell'ultimo dopoguerra, "Il cappotto di astrakan" costituisce un capolavoro dell'arte narrativa di Piero Chiara. Il protagonista, di ritorno al suo paese dall'internamento, decide di raccontare agli amici la sua esperienza avventurosa di un gioioso autunno nella capitale francese. Un universo letterario che trova il suo fulcro vitale e psicologico nella dimensione provinciale della vita divenuta metafora. Le inquietudini, le aspirazioni, i giochi e gli amori del grande scrittore disegnano una pagina naturale per ritmo e misura. Ci fanno riconoscere un uomo e una poetica indimenticabili.
UNA SPINA NEL CUORE - di CHIARA Piero
Caterina è desiderata da tutti i maschi del paese, passa di letto in letto, ma è come un animaletto ferito a morte... Nella vita effimera di un giocatore, sarà lei il premio di tutte le partite? Un giallo intrigante, una storia d´amore che indaga le ragioni misteriose del cuore.
SALUTI NOTTURNI DAL PASSO DELLA CISA - di CHIARA Piero
Nella primavera d’una trentina d’anni or sono si era fatto notare a Parma, dove aveva preso alloggio nel migliore albergo, un tal Pilade Spinacroce, proveniente dal Sud America e apparentemente intenzionato a stabilirsi in città o meglio ancora in qualche località dei dintorni, se gli fosse capitato di comprar bene una villa padronale, magari circondata da un bel podere.
Si era fatto notare, lo Spinacroce, non solo per la sua aria forestiera, ma anche per la sua taglia, che eccedeva largamente la media. Chi lo incontrava sull’entrata d’una banca o nella “ruota” d’ingresso dell’albergo, dove aveva la sua base, non poteva fare a meno di voltarsi a guardarlo e di stare un momento a considerare la sua figura. Portava, benché i rigori dell’inverno avessero già ceduto ai primi tepori di primavera, un soprabito scuro di gabardine piú lungo davanti che dietro e un cappello nero floscio, che ne accrescevano la corposità. La sua faccia, che si vedeva sotto l’ala del cappello e che solitamente teneva chinata, era quella d’un pizzicagnolo o di un negoziante di maiali: massiccia, carnosa, senza espressione.
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