Uno di quei libri inaspettatamente felici che fanno storia a se, è diventato già un piccolo classico. In perfetto equilibrio fra la ricostruzione oggettiva e la trasposizione fantastica, e la smaliziata "recherche" del tempo fra le due guerre sul palcoscenico minimo di un paese lombardo assunto dall'autore a luogo immaginario, ad angolo prediletto della memoria e della favola. Chiara compone il suo racconto, anzi i racconti (alcuni episodi appaiono per la prima volta) intrecciati intorno ad un unico tema - l'esistenza provinciale con le sue colorite manie, il gioco le donne gli ozi gli amori, e in fondo il rimpianto, fra deluso e divertito, delle occasioni perdute - l'humour istintivo che è ora prepotente allegria ora contenuta amarezza, e insieme con la misura, il segno icastico del prestigioso narratore di storia. Dietro allo stregonesco incantesimo delle carte che per intere nottate incatena al tavolo verde i giocatori luinesi, dietro alle loro imprese, come in una fèrie si muove una galleria di personaggi di minore destino, brulicanti e vivi, sullo sfondo di un preciso paesaggio storico, oltre che naturale, solo in apparenza assopito: quello stesso in cui poi Chiara ha ambientato la "commedia" grottesca de La spartizione.

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