martedì 1 febbraio 2011

ACCABADORA - di MURGIA Michela

Perché Maria sia finita a vivere in casa di Bonaria Urrai, è un mistero che a Soreni si fa fatica a comprendere. La vecchia e la bambina camminano per le strade del paese seguite da uno strascico di commenti malevoli, eppure è così semplice: Tzia Bonaria ha preso Maria con sé, la farà crescere e ne farà la sua erede, chiedendole in cambio la presenza e la cura per quando sarà lei ad averne bisogno. Quarta figlia femmina di madre vedova, Maria è abituata a pensarsi, lei per prima, come "l'ultima". Per questo non finiscono di sorprenderla il rispetto e le attenzioni della vecchia sarta del paese, che le ha offerto una casa e un futuro, ma soprattutto la lascia vivere e non sembra desiderare niente al posto suo. "Tutt'a un tratto era come se fosse stato sempre così, anima e fili'e anima, un modo meno colpevole di essere madre e figlia". Eppure c'è qualcosa in questa vecchia vestita di nero e nei suoi silenzi lunghi, c'è un'aura misteriosa che l'accompagna, insieme a quell'ombra di spavento che accende negli occhi di chi la incontra. Ci sono uscite notturne che Maria intercetta ma non capisce, e una sapienza quasi millenaria riguardo alle cose della vita e della morte. Quello che tutti sanno e che Maria non immagina, è che Tzia Bonaria Urrai cuce gli abiti e conforta gli animi, conosce i sortilegi e le fatture, ma quando è necessario è pronta a entrare nelle case per portare una morte pietosa. Il suo è il gesto amorevole e finale dell'accabadora, l'ultima madre.


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3 commenti:

  1. Ho scelto questo libro leggendo la prefazione perché mi interessava conoscere usi e costumi di una Sardegna che non conosco.
    Mi è stato importante leggerlo con calma perchè quello che vi si racconta è lontano dalla nostra cultura. Si svolge negli anni cinquanta con qualche accenno ai cambiamenti in corso.
    E' un libro che si legge con la curiosità di conoscere la cultura di persone che sono vissute in paesi diversi dal nostro. Mi auguro che le "Accabadora" abbiano terminato il loro tempo e questa volta magari grazie alla televisione.
    IRENE

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  2. Molto veloce, molto giovane, molto vero...contemporaneo e reale. Davvero nato d'impulso, come un diario, nella interessante postfazione l'autrice commenta se stessa e la sua consapevolezza di essere giovane e precaria...e come lei migliaia. Fortunatamente il talento e l'ironia non sono mai a tempo determinato.
    ROS

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  3. Da leggere. La figura dell' "accabadora" (dal sardo ACCABAI, finire, terminare...ma nell'uso comune ACCABADA è anche un dolce 'basta') è poeticamente lontana dai nostri tempi, ma auspicabile forse di fronte alla fatica del morire, in stanze asettiche o nei propri letti. Ho trovato debole il trucco dello scrittore, del viaggio in continente per creare consapevolezza del 'passaggio del testimone' dell'accabadora, ma c'è poesia, c'è uno sguardo poetico su un mondo e su tutti coloro che lo abitano.
    ROS

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